Il last click ti fa pagare la conversione che avevi già
Per trenta giorni Dropbox ha spento la pubblicità mobile e la ricerca a pagamento negli Stati Uniti, e ha scoperto quanto di quello che comprava sarebbe arrivato comunque. Il metodo si chiama blackout test, e costa meno di quanto stai pagando per non conoscerlo.
Il cliente stava già arrivando.
Il taxi gli ha preso gli ultimi cento metri e si è fatto pagare la corsa. In pubblicità si chiama last click: l'ultimo clic prima dell'acquisto. L'attribuzione, a chi si intestano le vendite, quasi sempre sceglie lui.
Per misurare quel merito, Dropbox ha smesso di pagare. Dal 1° al 30 aprile 2025, pubblicità mobile spenta negli Stati Uniti: Apple Search Ads, Google UAC, TikTok e gli altri sottocanali, zero. Se i report attribuiti avessero ragione, le iscrizioni alla prova gratuita sarebbero crollate. Sono calate del 5%, intervallo al 95%: da −7,9% a −1,8%. Il resto è rimasto, in parte su organico e virale.
La decisione è la parte che conta: Dropbox ha tolto la spesa dai segmenti a bassa incrementalità, dove rendeva poco.
25 milioni di dollari spostati. Otto milioni di nuovi ricavi ricorrenti annui netti in meno. Redditività corretta per l'incrementalità: +53% rispetto a prima del test, +81% sull'anno precedente. Stime interne, non rendiconti.
Il test è in un paper su IEEE Access, tre autori di Dropbox.
Riferimento originale: Chivukula, V. V., Jin, L., & Zhan, J. (2026). From Attribution to Causality in Digital Advertising: Blackout Experiments and Incrementality-Adjusted Profitability at Dropbox. IEEE Access, 14, 36310–36317. DOI: 10.1109/ACCESS.2026.3670337, open access (CC BY).
Questo pezzo è una lettura critica e non riproduce l'articolo originale.
Come misurare l'efficacia della pubblicità: il blackout test
Il metodo: spegni la pubblicità e confronta i numeri con quelli senza spesa. Nel gergo: incrementality, quanto la spesa ha prodotto in più rispetto a non farla.
Dropbox l'ha fatto su due canali. Mobile: tutti i sottocanali americani a zero. Ricerca a pagamento (SEM): stesso trattamento, Canada come controllo, acceso per il confronto. Altri controlli: mercati non americani.
Tre metodi incrociano i risultati. Le differenze nelle differenze confrontano il prima e il dopo tra area colpita e controlli. CausalImpact ricostruisce cosa sarebbe successo senza lo spegnimento. GeoLift costruisce un'area di confronto artificiale con le regioni rimaste accese. I test A/A, spegnimenti finti, misurano i falsi positivi.
Cosa resta del ROAS quando spegni la spesa
Il ROAS è quanto entra per ogni euro speso in pubblicità.
| Canale (USA, aprile 2025) | ROAS attribuito | ROAS incrementale | Incrementalità stimata |
|---|---|---|---|
| Mobile | 1,53× | 0,70× (intervallo 0,29–1,02) | ≈46% |
| SEM | ≈2,0× | 0,92× (intervallo 0,46–1,35) | ≈44% |
Il mobile è il caso limite: 1,53× attribuiti, 0,70× incrementali, 70 centesimi per euro speso. Sul SEM, 92 centesimi. La spesa, in gran parte, intercettava domanda più di quanto la creasse. Oltre metà del merito non regge il conto: 46% di incrementalità sul mobile, 44% sul SEM. Una parte è finita su organico e virale. Nel SEM la sostituzione è consistente: buona parte della domanda si spostava dagli annunci ai risultati organici.
Il «2–10×» non è la misura di Dropbox
Il «2–10×» apre il sommario, ma appartiene alla letteratura. Il paper cita i test di eBay su Econometrica (2015). Su certi segmenti la ricerca a pagamento valeva fino a dieci volte meno di quanto dicesse l'attribuzione. Le misure di Dropbox stanno in basso: poco più del doppio. Su un ROAS attribuito di 2, l'effetto incrementale è meno di 1.
I limiti, detti prima che li trovi
Un caso solo, raccontato da chi l'ha fatto. Un settore solo: software in abbonamento. Medie americane: niente verità su segmenti e creatività. Gli intervalli al 95% sono larghi: 0,70× sta tra 0,29× e 1,02×, 0,92× tra 0,46× e 1,35×. Il limite superiore passa 1 in entrambi i canali: non si può escludere che la pubblicità si limiti a pagarsi da sola. Fuori restano gli effetti di lungo periodo: il blackout può sottostimare la marca, l'attribuzione sovrastimare il breve. E il secondo errore lo stai già commettendo. Quanto si trasferisca a chi vende mobili o caffè, non lo so.
E lo ammetto: sulle decisioni piccole uso anch'io il last click, perché il test costerebbe più dell'errore. Il problema comincia sui budget grandi, dove l'errore costa più del test.
Perché i test di incrementalità non li fa quasi nessuno
L'obiezione più forte è la più scontata: i test costano e non si ripetono su larga scala. Servono competenze che una PMI non ha. E spegnere un canale per un mese è un rischio che una PMI non può correre. Lo ammette il paper: i blackout completi sono costosi e non ripetibili in continuo. Per molti, il last click resta la misura quotidiana.
Però il difetto del last click è strutturale: misura l'ultimo clic al posto dell'effetto. Non dice cosa succederebbe spegnendo la spesa. E gonfia il merito. Chi decide su quella misura paga un prezzo che non vede. Ne parliamo in Il performante che non performa.
Il paper propone una strada a basso costo: gli holdout a livello utente, sull'1–10% del pubblico. Un holdout è la fetta di pubblico tenuta fuori dalla pubblicità: scelta a caso, resta fuori mentre le campagne continuano. La pausa completa periodica resta l'ancora. E c'è una ragione per non rimandare: i sistemi automatici addestrati sui dati attribuiti imparano la distorsione, come i classificatori di Classificare i classificatori.
Il costo dei due errori è asimmetrico. La pausa si paga una volta e si vede in budget; la sovrastima si paga ogni mese e resta invisibile. Chi rinvia il test paga a rate il diritto di non sapere. Il numero incrementale lo deve chiedere chi firma il budget, non chi gestisce la spesa.
Il last click è il numero che la pubblicità si assegna da sola. Il blackout serve a toglierle la penna di mano.
Cosa fare lunedì mattina
- Spegni quattro settimane, una volta l'anno. Canale più costoso, periodo senza promozioni né lanci, confronto con gli stessi giorni dell'anno prima. Sotto le due settimane, io non leggerei niente: il rumore copre tutto.
- Se hai più territori, fai la versione geografica: due aree simili, in una spegni e nell'altra no. La differenza tra le curve è la stima.
- Tieni fuori il 5–10% delle persone che ti hanno già visto da email e annunci. Un gruppo a caso non riceve niente, poi confronti i tassi: due numeri, una sottrazione.
- Porta l'intervallo nel verbale del budget: se include il pareggio, il canale resta in prova.
- Chiedi il numero a chi vende la spesa. Piattaforme e agenzie: per iscritto, qual è l'effetto incrementale di quel che mi vendi? Chi non risponde ha già risposto.
Il quadro è nella guida Marketing fuori agenda. Manca la firma: chi taglia il budget che qualcun altro difende. È la stessa decisione che esclude qualcuno, come nel brand: Il brand non è una storia.
Dropbox poteva spegnere un mercato intero per un mese. Tu no, e non ti serve: basta smettere di pagare per sapere. Chi presenta il ROAS attribuito come prova ha scelto il numero che gli conviene: finché in riunione nessuno chiede l'effetto incrementale, continuerà a sceglierlo.
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